Sabato, 06 Maggio 2017 18:41

Nicola Trifuoggi

Sono nato il 16 giugno 1942 ad Avellino, dove sono cresciuto e ho studiato fino a conseguire la maturità classica. Mi sono poi laureato in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Napoli.
Praticando anche una intensa attività sportiva agonistica, ottenendo lusinghieri risultati nel tennis, nell'atletica leggera e nel basket.
Nel 1967, dopo aver brillantemente superato il relativo concorso, sono diventato magistrato.
Il primo incarico affidatomi, dopo il prescritto tirocinio presso gli uffici giudiziari napoletani, è stato quello di sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Genova. Qui il Procuratore capo, Francesco Coco, poi ucciso dalle Brigate Rosse, mi assegnò, nonostante la giovanissima età, indagini delicate e complesse anche su gruppi di terroristi, tanto che una scheda a mio nome fu rinvenuta in un covo delle Brigate Rosse in Piemonte. Successivamente fui trasferito alla Pretura di Recco, dove mi distinsi per la lotta all'abusivismo edilizio, piaga all'epoca anche della riviera ligure. Proseguii tale impegno anche a Pescara, dove ero giunto nel 1989, e fui uno dei tre pretori italiani che sequestrarono i ripetitori delle maggiori emittenti televisive nazionali, che trasmettevano in violazione della normativa allora vigente, la cui attività fu poi resa lecita da un'apposita legge.
Divenuto Procuratore della Repubblica presso la Pretura di Chieti, trattai tra i numerosi altri un procedimento a carico di esponenti politici locali per voto di scambio, concluso con condanne e proscioglimenti per prescrizione. Nel 1998 mi fu conferito l'incarico di Procuratore dell'Aquila e Procuratore Distrettuale Antimafia, durato cinque anni. In tale periodo l'Ufficio fu segnalato dal Ministero della Giustizia come il migliore d'Italia per il tempo medio di definizione dei procedimenti: ottanta giorni rispetto agli oltre mille di molte altre Procure. Nello stesso periodo ho conosciuto la mia attuale moglie aquilana, l'avvocato Clelia Battista.
Divenuto Procuratore della Repubblica di Pescara, anche in tale Ufficio, come in tutti quelli precedenti, non mi sono limitato alla completa riorganizzazione e al coordinamento, ma ho lavorato in prima linea insieme a tutti gli altri magistrati addetti, trattando personalmente migliaia di procedimenti. Tra i tanti, ha avuto particolare eco, per la natura dei reati e le posizioni di rilievo di molti degli imputati, quello che ha riguardato il sistema sanitario regionale abruzzese, devastato dalla corruzione nelle sue varie forme. Di recente, per alcuni di tali fatti, è stato condannato definitivamente l'allora presidente della Giunta Regionale. Intanto, però, a seguito di altra indagine, avevo fatto recuperare allo Stato la somma di quattro miliardi e duecento milioni di euro frodati abilmente da tre grandi gruppi bancari statunitensi, tanto da meritare il personale ringraziamento del Ministro dell'Economia e delle Finanze.
Andato in pensione nel 2012, a gennaio del 2014 sono stato richiesto dal Sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, che avevo anni prima incontrato in qualche cerimonia pubblica, di accettare la carica di vicesindaco. Mi disse che, in relazione ad una vicenda giudiziaria in cui era stato coinvolto il precedente vicesindaco, aveva rassegnato le dimissioni e le avrebbe confermate in caso di mio rifiuto. Conseguenze ulteriori sarebbero state lo scioglimento del Consiglio Comunale, la nomina di un commissario e il blocco per almeno un anno della ricostruzione. Io, che all'alba del 6 aprile 2009 ero all'Aquila a portare soccorso a parenti di mia moglie, amici, conoscenti e a chiunque ne avesse bisogno, ho sentito in quell'istante il peso e la responsabilità del ritardo nella ricostruzione ed ho accettato immediatamente, senza neanche chiedere quale fosse la composizione della Giunta, che non mi interessava, dato che ero evidentemente (e sono rimasto) un tecnico.
Ho rassegnato le dimissioni dall'incarico nello stesso istante in cui ho annunciato la mia intenzione di candidarmi a Sindaco di questa Città, della quale sono profondamente innamorato e che vorrei ancora poter efficacemente aiutare insieme alla squadra di persone oneste, disinteressate e competenti che mi sostengono. Sono rimasto al mio posto fino in fondo sia per poter esercitare (bene, come è stato riconosciuto senza eccezioni dagli assessori e dai consiglieri comunali) la mia funzione di garanzia, sia per poter ricevere tutti i cittadini che me lo avevano chiesto e ai quali ho dato ogni possibile supporto.
Ultima modifica il Venerdì, 19 Maggio 2017 05:07

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